L’ipnosi regressiva

Questo articolo è stato pubblicato nella rubrica “Le vie dell’inconscio” del periodico Prisma, la Molteplicità nell’Uno (Anno 5 – n. 01 – marzo 2005 pag. 12-13)

Certamente, cari lettori, molti di voi avranno sentito parlare dell’argomento, ma in questa occasione cercherò di offrirvi una descrizione dei vari usi della psicoterapia attuata attraverso l’ipnosi regressiva.
Secondo gli psicologi costruttivisti “in ipnosi vi sono due modi diversi di richiamare il passato della nostra vita nell’attualità del presente: quello tipico della cosiddetta regressione, in cui il soggetto rivede il suo passato con atteggiamento, critica e sentimenti del presente; e quello della cosiddetta rivivificazione, in cui il paziente dimentica il presente per comportarsi, esprimersi e sentire come in tempi passati.”
Nel primo caso si tratta di una pseudoregressione durante la quale il soggetto, favorito dall’isolamento sensoriale della trance ipnotica e dalla maggiore capacità di attenzione e concentrazione mentale che si possono avere durante questa, diventa capace di ricordi, che molto più difficilmente rievocherebbe nello stato di veglia.
Nel secondo caso invece si instaura un procedimento del massimo interesse, durante il quale il paziente diventa capace non solo di ricordare, ma anche di rivivere alcune situazioni somatiche e viscerali proprie di età da tempo trascorse […] la rivivificazione è molto efficace per scoprire rapidamente eventuali traumi infantili o episodi che sono alla base di sintomi psiconevrotici” (www.ipnosicostruttivista.it “L’ipnosi: cosa è e come può essere utilizzata in psicoterapia”).
Appare evidente come, secondo questo approccio teorico, l’ipnosi possa essere considerata uno strumento utile esclusivamente nella conduzione di una cosiddetta “regressione d’età”, senza alcun cenno riguardo alla possibilità di accompagnare i pazienti oltre la soglia del proprio concepimento, presso esistenze precedenti.
Ma ciò è possibile?
Secondo il mio, opinabilissimo punto di vista, sì.
Ritengo però che le implicazioni siano impegnative e che la risposta non possa essere esaurita con un semplice monosillabo.
Sebbene ci sia chi utilizza l’ipnosi regressiva considerando l’individuo come un girovago senza meta, che passa da una vita all’altra, talvolta sottoforma di animale, talvolta sottoforma di essere umano senza un ordine o scopo preciso (Vedi “Hai vissuto prima di questa vita?” L. Ron Hubbard), io sono di avviso diverso.
La teoria della reincarnazione come strumento necessario all’evoluzione dello spirito, attraverso l’esperienza e la Legge del Karma, così come insegnato dai grandi Maestri, mi convince con la logica delle sue argomentazioni.
L’ipnosi regressiva alle vite precedenti parte dal presupposto che alcuni sintomi, o più in generale, alcune delle difficoltà che riportiamo nella nostra attuale esistenza, siano il risultato di “nodi Karmici”, ossia problemi non risolti nelle vite precedenti. Secondo questa impostazione tali “nodi” si ripropongono, tipo “coazione a ripetere”, in successive vite, fino al momento della loro risoluzione, come frutto di un maggior livello di consapevolezza raggiunta.
La terapia consiste nella ricerca dell’origine del problema, in un viaggio a ritroso attraverso tempo e spazio, fino al raggiungimento della sua prima manifestazione che, osservata e analizzata, provoca nel paziente una sorta di “abreazione” (scarica energetica) e offre materiale per una successiva elaborazione terapeutica.
I risultati sembrano attestare l’efficacia del metodo ma, come è giusto che sia, non sempre la conclusione della terapia coincide con la remissione di tutti i sintomi, in quanto, se crediamo alla Legge di Causa-Effetto, dobbiamo essere consapevoli dell’impossibilità di intervenire modificando il corso degli eventi, quando questo non sia concesso da una Volontà più alta e in un certo senso, poiché la nostra vita entra in contatto con le più diverse situazioni influenzandole, ed essendone influenzata, previsto almeno a livello di possibilità.
Voglio ora congedarmi da Voi con alcune parole “ispirate”.

Dal Vangelo di Giovanni, III, 3-6

“ Gli rispose Gesù: ‘In verità, se un uomo non nasce di nuovo, non può entrare nel Regno di Dio’. Gli disse Nicodemo: ‘Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?’.
Gli rispose Gesù: ‘In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e da spirito, non può entrare nel Regno di Dio. Quel che è nato dalla carne è carne e quel che è nato dallo Spirito è Spirito. Non ti meravigliare se t’ho detto: dovete rinascere dall’alto’ ”.

Dal Corano :
“E’ Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà morire, e di nuovo ti darà la vita. Sia gloria a Lui!”

Dalle confessioni di Sant’Agostino
“La mia infanzia ha forse seguito un’altra mia età, morte prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre?…E ancora prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?”

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